KBLF Blues Web Magazine

kblfRecensione di Michele Lotta del CD At Home (KBLF Blues Web Magazine) Pierluigi Petricca, chitarrista e cantante abruzzese, è già noto ai bluesofili italiani per aver dato vita nel 2005 al Papaleg Acoustic Duo assieme a Marco Tinari (anch’egli chitarrista). I due hanno svolto una gran quantità di concerti in Italia ed all’estero (USA, Finlandia…) e realizzato due CD: “Railroad Blues” nel 2006 e “Back To Mississippi” nel 2008. Da veri bluesmen hanno suonato dappertutto, dalla strada ai centri sociali ed in buona parte dei blues festival italiani con nomi illustri del circuito internazionale.
Dal 2011 PG si propone da solo e collabora con diversi gruppi (il suo nome è già presente in questo “archivio” al fianco di Paola Ronci e della Jona’s Blues Band nei rispettivi album). E’ recente la pubblicazione del CD “At Home” concepito in puro stile down home. E proprio a Son House, Mississipi Fred McDowel, Bukka White, Skip James (per citare alcuni dei suoi artisti preferiti), si ispira nelle composizioni. Lo fa in maniera estremamente ortodossa, con il suono inconfondibile della resofonica metallica – decisamente sobria in virtù delle sue ottime doti strumentali – spesso “sostenuta” da cassa e charleston.
La voce di Petricca non è da meno. Ho detto varie volte circa la difficoltà che tanti cantanti italiani incontrano nel confrontarsi con il Blues, particolarmente con quello acustico, laddove la voce è praticamente “nuda” (un po’ come camminare in mutande all’ora di punta in centro città…). Petricca non ha problemi, si esprime con estrema naturalezza e senza la necessità di improbabili imitazioni.
“At Home” conferma quanto detto sinora: è un disco asciutto, senza “additivi aggiunti”, composto da 10 tracce, nove originali più il traditional “Motherless Children”. Assieme ai brani scorre la storia artistica di PG Petricca in un continuum che non concede spazio ad alcun neologismo. L’unica cosa che lo distingue da un disco d’epoca è la registrazione che non porta con se quei rumori di fondo che hanno reso particolarmente affascinante questa musica. Ma ciò, oltre ad essere inimitabile, poco conta vista la natura assai personale del lavoro nel quale non mi addentrerò onde evitare banali ed inutili accostamenti e per lasciare a voi il piacere di scoprirlo pian piano per goderne il buon sapore vintage. Tra i miei titoli preferiti: l’iniziale “Who Can Tell Me”, The Promise Land” e la conclusiva title track.
Personalmente ritengo “At Home” sincero e coraggioso. Mi risulta infatti difficile pensare all’interesse di chi non ha affinità col genere (sono certo che PG l’abbia messo in conto). Di contro, chi è davvero appassionato troverà nel disco pane per i propri denti.

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