Recensione di At Home – Silvano Brambilla (Il Blues, giugno 2015)

At home coverPierluigi Petricca (PG per gli amici), ha sì segnato la sua carriera di bluesman con il duo Papaleg, lui e Marco Tinari (duo che può vantare di essere stato scelto per un CD realizzato negli Stati Uniti con diversi artisti, intitolato “All abroad the blues”). Ha sì accompagnato per un certo periodo dal vivo Olga Munding (ex moglie di Jimbo Mathus), ha sì dato lustro come ospite di dischi e concerti di altri, ma la sua vera anima è quella di un… hobo! Un errante libero di suonare ovunque, dalla strada ad un Festival, libero di stare in un posto fintanto che quel posto gli offre la possibilità di nutrirsi del blues più autentico, e poi via, altri posti, altri incontri, altre storie di cui fare parte. Ha girovagato per il Mississippi, per mezza Europa e in Italia da cima a fondo. Ci piace immaginarlo, come la tradizione hobo vuole, prendere il treno, passeggeri o… merci, camminare lungo una ferrovia dove si possono fare piacevoli incontri e farsi soggiogare da una… fan (?), da una… blueswoman (?), come è ben raffigurato nel disegno di copertina in stile Robert Crumb. Fra uno spostamento e l’altro, il bluesman abruzzese ha fatto anche un salto a “casa” per registrare questo suo primo disco solista, fatto di dieci storie di cui nove autografe, raccontate con un canto molto istintivo, e proprio per questo, ce ne freghiamo se c’è qualche sbavatura, e con le sue chitarre, la national con il corpo in ferro e la resofonica, pulite da effetti ma sporche di polvere, sudore e grondanti di note blues che riportano alla mente la profondità di Son House, o l’intensità di Blind Willie Johnson.
PG è dunque un bluesman calato nella tradizione più attendibile, laddove la parte suonata è il limpido riflesso delle tematiche affrontate, dove c’è più verità che immaginazione. Di strada ne ha fatta PG, e la racconta in maniera descrittiva in pezzi come “The promise land”, “Big man”, “Walkin’ downtown”, così come manifesta un’amara riflessione sullo stato attuale delle cose, la povertà in costante aumento, l’ingordigia di chi ha i soldi e il miraggio della pace, in un gran bel blues in ogni suo aspetto: “Who can tell me”. Molto belli anche “A rebel angel” e il malinconico blues “The Angler”, prima del ritorno a casa, “At home” (uno dei momenti migliori del CD), eseguito con uno spirito quasi sacro. PG Petricca è “tornato”, ma non per sempre, perciò cercatelo ovunque, per sentirlo dal vivo o per “portarlo” a casa vostra tramite questo suo CD!

Silvano Brambilla, Il Blues, giugno 2015

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